bird in the garden…Shabby Chic on Friday

febbraio 24th, 2012 § 15 commenti

Normalmente chi ama il giardino,
protegge e cura anche i piccoli e benefici animali che lo popolano.
Un bel cinguettio è il suono ideale per accompagnare il lavoro e deliziare una sosta, la presenza degli uccellini arricchisce il nostro spazio verde e rende l’ambiente armonico e naturale.
Oltre a donare cibo agli amici pennuti non dimentichiamo di fornire loro una bella fonte d’acqua che possa dissetarli.
Come altri elementi d’arredo presenti in giardino anche gli abbeveratoi possono offrire un contributo decorativo che ne accresce il fascino.

Sul mercato esistono vasche per uccelli in molti stili e materiali, ma la solennità della pietra conferisce un autentico sapore shabby che spesso si associa e si  rileva nei giardini delle antiche dimore.

L’ideale è individuare più punti dove porre gli abbeveratoi che dovranno essere regolarmente controllati per garantire acqua pulita e sempre sufficiente sia in estate, quando con il caldo i liquidi evaporano facilmente e tendono a formare microorganismi che li rendono torbidi e nocivi per la salute degli uccelli, sia d’inverno, quando l’acqua potrebbe ghiacciare e diventare un richiamo inutile.

Nei giardino che ho visitato ho catturato alcuni esempi di abbeveratoi in pietra che ben si integrano con il verde circostante.

In attesa delle allegre presenze pennute nel mio bosco-giardino, ho preparato una sagoma in lamierino che ravviva il mio angolo garden-shabby in casa. Lasciato all’aperto,  gli agenti atmosferici contribuiranno a donare quell’aspetto vissuto che tanto ci piace!

Per chi fosse interessato a riprodurre l’uccellino, lasci un commento al post con indirizzo e-mail o collegamento al proprio blog, provvederò ad inoltrare la sagoma e le istruzioni per realizzarlo.

Vi invito a visitare i blog delle compagne che con me partecipano a:

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buone compagnie

febbraio 22nd, 2012 § 11 commenti

Ci sono compagnie che fanno crescere e maturare…

Per approfondire le conoscenze e condividere le passioni si ricerca volentieri la compagnia di amici con i quali confrontarsi. Per chi ama il verde e la natura gli incontri possono anche essere virtuali come con l’attivissimo forum della Compagnia di Giardinaggio che da tanti anni raduna in web professionisti e giardinieri amatoriali, o con gruppi forse più piccoli ma molto attivi come la Compagnia del giardino.

La Compagnia del giardino nasce per far condividere le emozioni, le gioie e qualche volta anche le preoccupazioni che il  giardino procura ai suoi devoti cultori… Non vuole essere un consesso di iniziati, un circolo di sofisti della botanica, ma un gruppo di amici che si diverte a progettare nuovi spazi in giardino, a studiare abbinamenti di fiori e piante, a fare scambi di talee e semi, sempre con grande serenità e senza prendersi troppo sul serio… ”

Ho conosciuto i ragazzi che animano la Compagnia del giardino ed ho potuto apprezzarne la capacità di accendere desideri e stimolare passioni. Dedizione e amore in poco tempo hanno portato alla formazione di un saldo ed unito gruppo per il quale ogni anno organizzano diversi eventi, incontri con professionisti, conferenze e viaggi.

Vi invito a visitare il loro sito e a prendere visione del programma del bellissimo viaggio che hanno organizzato per fine maggio nei “MIGLIORI GIARDINI DEL SUD DELL’INGHILTERRA”, io ci sto facendo un pensierino…qualcuno si vuole unire?

foto d’autunno

febbraio 21st, 2012 § 25 commenti

lo scorso ottobre
Giardinaggio Irregolare invitava i suoi lettori a partecipare al concorso di fotografia: ‘L’autunno nelle regioni mediterranee’.

“…Da noi l’autunno è una stagione di cieli tersi, di azzurri limpidi e leggeri. La sera diventano profondi, punteggiati di stelle che se vivi un po’ in campagna e non c’è luna, vedi la Via Lattea, la grande croce del Cigno, Vega, Sirio. 
Non abbiamo nebbia, l’unico nebbione che può capitare è la muffonata estiva che viene dal mare. Non abbiamo foglie che ingialliscono, qui le foglie sono ancora verdi. Le foglie non diventano rosse da noi: diventano marroni e poi cadono. Venature di aranci spenti sui pochi platani cittadini, platani, faggi che virano dal giallo al rosso prugna, susini e cachì che si infuocano. Ma questo è tutto, quanto a foglie, ovviamente: perchè sembra che nei concorsi fotografici l’autunno si debba condensare nell’ingiallimento delle foglie…”

Il mio giardino in autunno non è vestito dei caldi colori di Aceri, Faggi o altre decorative piante dall’acceso fogliame. Solo un bosco di CastagniNoccioli e Carpini, ma avevo scattato una fotografia che mi piaceva (anche se un po’ fuori fuoco…).

Il soggetto era la mia AMACA in riposo autunnale che accoglieva una coperta di foglie.


Il pubblico ha decretato l’AMACA, fotografia vincitrice del concorso e sabato scorso mi sono vista recapitare una busta contenente un libro che tanto desideravo, una medaglia della quale vado molto fiera e una graditissima lettera di accompagnamento di Lidia!

Grazie GI

in seguito mi sono divertita a fotografare la stessa AMACA sotto una coperta ben più pesante…

vi invito a leggere il mio post
L’ORTO  ILLUSTRATO  NELL’ABBECEDARIO
su l’ortodimichelle

antichi vasi per giacinti: Shabby Chic on Friday

febbraio 17th, 2012 § 27 commenti

La prima volta che ho visto un vecchio contenitore in vetro
per idrocoltura dei bulbi è stato anni fa ad un mercatino di beneficenza… per poche lire (e sì, erano proprio tanti anni fa) ho acquistato la mia prima “caraffa da bulbo“.

Sono stata fortunata perché il vaso era di tipo doppio, molto comodo in quanto il bulbo e le sue radici sono accolti in un tubo in vetro separato che agevola l’operazione di sostituzione dell’acqua.

Forse facilitata dal fatto che abito in una zona non lontana dalle antiche vetrerie di Altare, paese dell’entroterra immerso in una ricca vegetazione boschiva fonte del legname indispensabile ad alimentare i forni per la produzione del vetro, la mia collezione nel tempo si è arricchita di nuove caraffe diversificate per forma, altezza e colore.


Sembra che i primi “root glasse” per gli inglesi, “Verrès à oignons” per i francesi, “Hyazinthenglaser” per i tedeschi “tulipanglas” per i danesi siano stati ideati dallo scienziato tedesco J.A. Grontjan nel 1750 ad uso dei primi esperimenti sui giacinti forzati in acqua.

Ben presto la moda dei Hyacinthus orientalis in casa conquistò l’Europa incrementando la produzione dei vasi in vetro per idrocultura.

Le “caraffe per giacinto” erano prodotte in vetro soffiato e quelle più antiche che sempre più raramente si possono trovare presso qualche mercatino dell’antiquariato, presentano spesso scanalature sulle pareti.  I colori variano dal trasparente all’ambra, sono verde o rosa, o sfumano dall’azzurro al blu.

Mi piace giocare con gli accostamenti dei colori e scegliere il vaso in vetro nella stessa tonalità del bulbo.

Qualche tempo fa avevo salvato dal web un’immagine molto evocativa (purtroppo non ne ricordo la provenienza).  Voglio condividerla con voi per immergerci in un’atmosfera “so shabby”!

brevi note colturali :

da ottobre e novembre

“Ogni bulbo si posa sulla bocca della caraffa in modo che la base di esso sia vicinissima all’acqua, di cui è piena la caraffa, senza però che l’acqua tocchi il bulbo. L’acqua sia pura e bene aerata; si cambia sul principio ogni 4 o 5 giorni, poi più di frequente. Ogni volta che si cambia si aggiunge alla nuova acqua qualche granulino di sale comune da cucina. Anche le caraffe coi bulbi si mettono in un luogo di pochissima luce. In commercio si trovano di caraffe semplicismi, di poco costo e se ne trovano di quelle elegantissime. Ve ne sono anche di quelle doppie come indicato nella figura…Per difendere i bulbi dalla luce alcuni orticoltori vendono dei cornetti di cartone…
…. i vasi dovranno essere  tenuti nell’angolo più oscuro della stanza o in una stanza di pochissima luce per evitare una vegetazione anormale…
…resteranno i vasi in poca luce per vari giorni, finchè le foglie non siano discretamente sviluppate. 

Dopo circa 8-10 settimane quando un inizio di infiorescenza inizierà ad apparire, spostare i bulbi alla luce evitando di esporli a fonti di calore o in ambienti troppo caldi.

note bibliografiche:

-alcune notizie sono tratte da un testo di Maria Cristina Zaza per un vecchio articolo su Gardenia.
-come coltivare Giardino-Orto-Frutteto. Ed. Ulrico Hoepli Milano 1945 

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DIY: Fiori Origami

febbraio 14th, 2012 § 28 commenti

In attesa dei fiori di primavera…
un tutorial per realizzare fiori con l’antica ed affascinante arte origami.

Oggi per qualcuno è un giorno da festeggiare, basta un fiore, un biglietto di auguri ed un nastro rosso !

free label

E’ arrivato in dono alla mia bimba un libro sulla tecnica Origami, abbiamo eseguito assieme alcune figure.

Come la maggior parte degli origami si parte dalla forma quadrata. Tagliare con il cutter alcuni fogli 10x 10 centimetri.
Piegare la carta con precisione seguendo l’ordine delle figure fotografate, partendo dall’alto a sinistra. Ripassare bene le piegature con il dorso dell’unghia o con l’apposito attrezzo.

La carta da utilizzare deve essere sottile ma resistente per tenere bene la piega. Questo Origami si avvale dell’aiuto di un collante per la sua realizzazione, ho usato la colla vinilica ma per una presa più veloce si utilizza quella a caldo

Per i miei fiori ho adoperato vecchi spartiti musicali trovati per pochi euro in alcuni mercatini dell’antiquariato.

Ho preparato un free da stampare per chi non avesse a portata di mano gli spartiti. Per ottenere un’effetto ancora più Shabby, potete tingere la carta immergendo il foglio in un infuso di tè.

printable

Shabby Chic on Friday: Ball and Globe in the garden

febbraio 10th, 2012 § 16 commenti

Elemento decorativo di molti giardini la sfera,
per la sua particolare forma geometrica, ben si adatta ad essere inserita negli ambienti dal disegno naturale come nei più formali giardini e può certamente integrarsi e valorizzare il giardino di gusto Shabby.

Simbolo dell’infinito e di perfezione essa è omogeneità, assenza di divisione, assenza di distinzione, sempre uguale nello spazio e nel tempo entra con grazia nei giardini antichi e contribuisce a creare interessanti punti focali in quelli moderni.


ball in vendita all’esposizione Chelsea Flower Show 2010

In nobile marmo, duro granito o arenaria, in ferro, in terracotta o in legno, tanti sono i materiale con i quali è realizzata, il trascorrere del tempo e gli agenti atmosferici contribuiscono a sviluppare una patina naturale in grado di aggiungere ulteriore fascino all’ornamento.

sfera formata dall’intreccio aggrovigliato dell’infestante Clematis Vitalba

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un fiore, una pezza per l’Aquila…

febbraio 9th, 2012 § 8 commenti

Nel terzo anniversario del sisma,
l’Associazione culturale Animammersa fa una proposta a tutti coloro che vogliono esprimere la voglia di colore e di vita per questa città e se non possiamo fare altro, almeno Mettiamoci una pezza!

Il progetto vuole realizzare un’azione di urban knitting, aperta a tutti, da svolgersi nel centro storico di L’Aquila il 6 Aprile 2012.
Cento metri quadrati di superficie da ricoprire con pezze lavorate a maglia, o con l’uncinetto, e tanti fiori da disseminare lungo le strade e le piazze agibili, lasciando alla creatività di chi partecipa al progetto la scelta dei colori, dei filati e dei punti da utilizzare. I dettagli per contribuire e partecipare li trovate qui.

La partecipazione al progetto “Mettiamoci Una Pezza“ è libera ed aperta a tutti.

Il progetto prevede di rivestire una superficie di 100 mq  e di disseminare fiori nel centro storico di L’Aquila nella ricorrenza del terzo anno dal sisma del 6 aprile 2009.
Si raccolgono pezze preferibilmente  delle seguenti misure:
• 50 cm x 50 cm o da 25 cm x 25 cm
• 40 cm x 40 cm o da 20 cm x 20 cm
Le pezze possono essere lavorate con i ferri o con l’uncinetto ed è possibile utilizzare qualunque tipo di filato, di colore e  punto di lavorazione.  Anche per i fiori lascia spazio alla tua immaginazione.

Puoi spedire la tua pezza o il tuo fiore presso:

Associazione Culturale Animammersa
c/o Patrizia Bernardi via Strada Statale 17 Bis SNC
67100 Paganica L’AQUILA

Per facilitare l’organizzazione del lavoro di assemblaggio e per predisporre l’installazione, è importante che le pezze ed i fiori arrivino al massimo per il giorno 24 Marzo 2012.
Accompagna la tua pezza con un’etichetta che riporta il tuo nome e la tua città.

Comunica la tua adesione al progetto lasciando un commento sul post di questo  blog “Io ci metto una pezza!“, o sulla pagina facebook oppure invia una e-mail a: mettiamociunapezza@gmail.com  (specificando, se possibile, le misure della tua pezza).

per maggiori info: Un Giardino In Diretta

Graminacee in giardino

febbraio 7th, 2012 § 30 commenti

Pausa tè con rivista!
su Casa in Fiore di febbraio il mio articolo sulle Graminacee.

Mi sono da poco avvicinata alle Graminacee, le conoscevo poco, ho visitato giardini, vivai e mi sono documentata, ho scoperto una famiglia di piante dalle grandi virtù e con pochissime esigenze di coltivazione e manutenzione. Credo che non potrò fare a meno di inserirle d’ora in avanti nei miei progetti e nel mio giardino, sono belle anche nella stagione in cui la maggior parte delle altre piante è a riposo e la loro presenza conferisce naturalità caratterizzando lo spoglio giardino invernale o il più anonimo spazio verde.

Su Casa in Fiore vi racconto di loro e di come utilizzarle in giardino.

Su aboutgarden scrivo un breve cenno.

Ho sentito decantare la bellezza di Jarava ichu per la prima volta da Mimma Pallavicini che entusiasta l’aveva ammirata nel giardino-vivaio di Maurizio Casale.

La sua flessuosità e l’argentea infiorescenza conquistano anche chi è digiuno di Graminacee. Queste piante perenni, in natura spontanee in zone che presentano ambienti erbacei come prati, aree coltivate o terreni incolti e che richiedono ben poche esigenze, da poco hanno fatto la loro comparsa come elemento ornamentale di alcuni giardini nostrani.

Jarava Ichu è una pianta vagabonda appartenente al genere Stipa originaria degli altopiani del Messico, dell’Argentina e della Bolivia.

•E’ una perenne ornamentale cespitosa con lamina fogliare molto sottile ed è considerata una sempreverde.
•A metà estate l’elegante e piumoso fiore come un morbido pennacchio, si piega all’andamento del vento che contribuisce alla moltiplicazione della specie grazie alla dispersione dei numerosi semi.
•Come molte erbe Jarava ichu preferisce l’esposizione in pieno sole e un terreno ben drenato ed una pianta ideale per i contenitori.
J. ichu è molto apprezzata per la sua capacità di prevenire l’erosione del suolo e nei progetti di rivegetazione di zone aride.
•Nella sua terra di origine è utilizzata come paglia per la realizzazione di stuoie e cesti. La pianta alta dai 40 ai 50 centimetri, nell’epoca di fioritura raggiunge il metro di altezza.

Maurizio Casale innamoratosi delle Graminacee ha convertito la produzione di specie da fiore e da fronda tipica della zona del sanremese a scapito di una più coraggiosa coltivazione di piante ancora poco conosciute ed utilizzate nel nostro Paese. Nel suo vivaio Phytotrend ha creato un giardino per acclimatare le varie specie e studiarne le potenzialità.

Mi sono recata da lui per conoscerle meglio e sono anch’io stata conquistata.

Shabby Chic on Friday: French garden furniture

febbraio 3rd, 2012 § 27 commenti

Dal 1848 al 1870  la Francia
vive una stagione di straordinaria prosperità economica, lo stile del periodo Napoleone III influenzerà anche l’arredo in ferro per il giardino.

In quest’epoca si realizza l’antico sogno illuminista di fabbricare beni alla portata di ogni ceto sociale. Non è ancora messa in atto la grande catena di produzione in serie ma le tecniche costruttive e decorative si avviano rapidamente verso l’industrializzazione.

In Francia ad ARRAS, città del nord tra Parigi e Lille, due grandi fonderie Grassin e St. Sauveur specializzate nel ferro battuto, tra il 1840 e il 1920 produssero arredi da giardino utilizzando una particolare ed innovativa lavorazione del metallo che li rendeva molto solidi.

credits

Le fasce in ferro utilizzate per le sedute e altri complementi da giardino di Arras venivano lavorate in forma semicircolare e per questo i mobili risultavano assai più forti di quelli che normalmente utilizzavano il ferro piatto. Le parti metalliche venivano poi assemblate e inchiodate con rivettature.

credits

La forma particolare dei piedi delle sedute, a zampa di leone per la fonderia di Grassin ed invece a  zoccolo di cavallo per quella di St. Sauveur, impediscono la depressione nell’erba.

E’ sempre più difficile reperire arredi da giardino originali di Arras molto quotati e contesi dai collezionisti, la produzione attuale, anche di importazione, si rifà tuttavia ancora ai modelli di fine ottocento.  Lo stile Shabby è in perfetta sintonia con il gusto di quell’epoca e le odierne riedizioni, spesso anticate e nate per il riposo in giardino, sempre più sovente trovano spazio tra le pareti domestiche.

Con questo post saluto le nuove amiche e partecipo a:

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Casa Shabby Chic

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Maestri di carta: Lidia Zitara

gennaio 31st, 2012 § 13 commenti

Proseguendo nella ricerca e conoscenza dei “Maestri di carta”
di appassionati giardinieri o professionisti del verde, nel mio percorso ho incontrato, solo via web per ora,

LIDIA ZITARA

Lidia è giornalista e scrittrice, animatrice del forum Compagnia del Giardinaggio  e creatrice del blog Giardinaggio Irregolare.

Seguo da tempo i suoi scritti, condivido con lei l’amore per il verde e la natura e spesso il critico pensiero, ho atteso l’uscita del suo libro Giardiniere per diletto  e sono stata felice di aderire al concorso fotografico  “Autunno nelle regioni mediterranee ” indetto sul personalissimo blog.

Così ha risposto alla richiesta di partecipazione alla mia rubrica:

“aderisco alla tua proposta molto volentieri, mi piace parlare di libri. Ho letto anche le scelte di Tasini e di Buccioli, che in qualche modo prevengono quelle che avrei potuto fare io. Consigliare un libro è per me tutt’altro che semplice, sono combattuta tra un consiglio giornalistico, storico, letterario, tecnico. Ho sempre cercato nella mia vita di assaggiare ogni frutto che potevo, e uno dei miei motti è:’Kant in una mano, /Novella 2000/ nell’altra’.

Spesso nei testi più rigorosi si trovano molte risposte che si sono a lungo cercate (insieme a molte, rinnovate, domande), ma è anche più vero che la sintesi letteraria e poetica ha una presa maggiore sulla nostra mente ed è in grado di rivelarci ‘l’ultimo orizzonte’ molto più chiaramente di quanto non riescano studi scientifici”

Lidia suggerisce la lettura dei suoi  libro-guida (non mi piace chiamarlo “maestro”) 

‘Il significato dell’estetica. La funzione estetica in rapporto alla realtà sociale, alle scienze, all’arte’ – di Jan Mukarovsky

      • “Jan Mukarovsky, un esteta strutturalista cecoslovacco attivo soprattutto nel periodo postbellico. Il volume è stato pubblicato nel 1973 da Einaudi nella collana Paperbacks (n°43). Mukarovsky ha un linguaggio semplice e comprensibile, a domanda porge immediatamente una risposta chiara e puntuale, il che non ne sminuisce la potenza immaginativa e capacità creativa. I temi che tratta sono i nodi centrali di ogni riflessione sulla bellezza e sulla sua importanza nella comunità sociale. Cos’è la norma estetica (ciò che Hume chiamava /standard of taste/), qual è la funzione della bellezza all’interno della nostra società? Sono tutte domande a cui si cerca spesso di dare una risposta logica, rimanendo impantanati in una serie di punti interrogativi che si avvitano su se stessi. Mukarovsky non si cela dietro a fraseologia accademica, ma usa parole comuni e un dettato piano e terso. Sorprende che questo autore così illuminante sia poco conosciuto a scapito di altri filosofi che, seppur grandissimi, sono stati spesso meno chiari, come Hegel o Kant”.

La distinzione. Critica sociale del gusto - Pierre Bourdieu edito ultimamente da il Mulino

      • “Un altro dei miei libri-guida già di difficile reperibilità. Anche questo è un testo tanto poco conosciuto quanto illuminante. Penso si dovrebbe proporre come lettura scolastica già alle scuole medie e somministrare per via rettale a certi giardinieri che si improvvisano filosofi. Spesso leggo o sento sproloqui estetico-giardinicoli (magari anche dotti) che rivelano una totale /mancanza di autocoscienza/ del se sociale. Bourdieu elabora una teoria molto precisa sul gusto: esso è un atteggiamento non già di favore verso un /oggetto estetico/, ma l’esatto opposto, cioè una presa di distanza, motivata da consapevoli, ma più spesso inconsapevoli, scelte politiche, sociali, economiche, culturali”.


Prateria  -  William Least Heat-Moon

      • “E come ultimo, /dulcis in fundo/, mi sono tenuta le opere di William Least Heat-Moon. Tutte parlano di grandi spazi aperti, della libertà, dell’indipendenza del singolo che aveva già sperimentato Thoreau in /Walden. /Le sue opere sono a metà tra il romanzo e il saggio e analizzano in maniera profonda il rapporto tra le comunità sociali e i luoghi che abitano. Il mio preferito è /Prateria. Una mappa in profondità/, edito da Einaudi nel ’94 e già quasi introvabile. Dopo la riscoperta delle graminacee da parte di Karl Foester e l’uso informale e fantasioso che ne hanno fatto Oudolf e Clément, è esplosa una vera e propria moda delle praterie, dei /meadow gardens/, dei prati fioriti, e un po’ tutti ci siamo presi il “mal di Kansas”. Non posso dire di esserne immune, come non sono immune al fascino onirico della prosa di Least Heat-Moon e al suo illuminare spazi altrimenti oscuri. I suoi libri sono veramente come una cartina geografica: ‘un modo per organizzarsi le sorprese’”.
Grazie Lidia! Spero di aver presto modo di incontrarti…
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