antichi vasi per giacinti: Shabby Chic on Friday
febbraio 17th, 2012 § 27 commenti
La prima volta che ho visto un vecchio contenitore in vetro
per idrocoltura dei bulbi è stato anni fa ad un mercatino di beneficenza… per poche lire (e sì, erano proprio tanti anni fa) ho acquistato la mia prima “caraffa da bulbo“.
Sono stata fortunata perché il vaso era di tipo doppio, molto comodo in quanto il bulbo e le sue radici sono accolti in un tubo in vetro separato che agevola l’operazione di sostituzione dell’acqua.
Forse facilitata dal fatto che abito in una zona non lontana dalle antiche vetrerie di Altare, paese dell’entroterra immerso in una ricca vegetazione boschiva fonte del legname indispensabile ad alimentare i forni per la produzione del vetro, la mia collezione nel tempo si è arricchita di nuove caraffe diversificate per forma, altezza e colore.
Sembra che i primi “root glasse” per gli inglesi, “Verrès à oignons” per i francesi, “Hyazinthenglaser” per i tedeschi “tulipanglas” per i danesi siano stati ideati dallo scienziato tedesco J.A. Grontjan nel 1750 ad uso dei primi esperimenti sui giacinti forzati in acqua.
Ben presto la moda dei Hyacinthus orientalis in casa conquistò l’Europa incrementando la produzione dei vasi in vetro per idrocultura.
Le “caraffe per giacinto” erano prodotte in vetro soffiato e quelle più antiche che sempre più raramente si possono trovare presso qualche mercatino dell’antiquariato, presentano spesso scanalature sulle pareti. I colori variano dal trasparente all’ambra, sono verde o rosa, o sfumano dall’azzurro al blu.
Mi piace giocare con gli accostamenti dei colori e scegliere il vaso in vetro nella stessa tonalità del bulbo.
Qualche tempo fa avevo salvato dal web un’immagine molto evocativa (purtroppo non ne ricordo la provenienza). Voglio condividerla con voi per immergerci in un’atmosfera “so shabby”!
brevi note colturali :
da ottobre e novembre
“Ogni bulbo si posa sulla bocca della caraffa in modo che la base di esso sia vicinissima all’acqua, di cui è piena la caraffa, senza però che l’acqua tocchi il bulbo. L’acqua sia pura e bene aerata; si cambia sul principio ogni 4 o 5 giorni, poi più di frequente. Ogni volta che si cambia si aggiunge alla nuova acqua qualche granulino di sale comune da cucina. Anche le caraffe coi bulbi si mettono in un luogo di pochissima luce. In commercio si trovano di caraffe semplicismi, di poco costo e se ne trovano di quelle elegantissime. Ve ne sono anche di quelle doppie come indicato nella figura…
Per difendere i bulbi dalla luce alcuni orticoltori vendono dei cornetti di cartone…
…. i vasi dovranno essere tenuti nell’angolo più oscuro della stanza o in una stanza di pochissima luce per evitare una vegetazione anormale…
…resteranno i vasi in poca luce per vari giorni, finchè le foglie non siano discretamente sviluppate. “
Dopo circa 8-10 settimane quando un inizio di infiorescenza inizierà ad apparire, spostare i bulbi alla luce evitando di esporli a fonti di calore o in ambienti troppo caldi.
note bibliografiche:
-alcune notizie sono tratte da un testo di Maria Cristina Zaza per un vecchio articolo su Gardenia.
-come coltivare Giardino-Orto-Frutteto. Ed. Ulrico Hoepli Milano 1945
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Galanthus – fiore d’inverno
gennaio 23rd, 2012 § 25 commenti
Puntuali a gennaio
ogni anno sporadici gruppetti di endemici Galanthus nivalis fanno capolino nel mio bosco-giardino.
Allegri, così sono definiti da Ippolito Pizzetti e così scrive su LE GARZANTINE -‘Fiori e Giardino’
“I Galanthus, dal greco ‘gala’ (latte) e ‘anthos’ (fiore) fiori color del latte, o meglio i Bucaneve, come tutti li chiamiamo, sono fiorellini modesti ma allegri: allegri perché annunciano la fine dell’inverno e allegri per quei loro campanelli con 2 petali lunghi che sembrano ali di insetto.“
Spesso nascono quando la terra è ancora ricoperta dalla neve, “In Italiano chiamasi fora neve o bucaneve. Questa cipolla non domanda che una terra mediocre, leggiera, non concimata” è scritto in ‘Fiori in inverno’ Manualetto N° 11 del 1898 della Sonzogno.
La purezza del loro fiore ha attratto il mio obiettivo per uno scatto fotografico, é un fiore che amo per la sua semplicità, la sua immagine è anche riprodotta in una cartolina che come segnalibro accompagna le mie letture. Il fiore ritratto riporta la firma C.Klein, appartiene a Catherine Klein (maggiori info qui), pittrice nata in Prussia nel 1861, acquerellista specializzata in fiori molto attiva e prolifica in opere per l’editoria, la stampa e la pubblicità.
Spesso acquisto nei mercatini dell’antiquariato antiche cartoline che hanno i fiori come soggetto, mi piace ammirarle appoggiate ad una mensola o nasconderle tra i libri di giardinaggio… ricompaiono poi a sorpresa durante le consultazioni.
I fiori sono raffigurati seguendo perlopiù i dettami artistici di gusto vittoriano e celano reconditi significati legati ai sentimenti.
Dal recente best seller ‘ Il linguaggio segreto dei fiori’ di Vanessa Diffenbaugh
Bucaneve. Galanthus. – Consolazione e speranza.
Brevi note colturali:
Galanthus nivalis
Pianta della famiglia delle Amarillidacee di origini Euro Caucasiche, vegeta in zone umide, nei boschi e nei prati.
E’ una pianta erbacea perenne, munita di un bulbo di forma ovoidale. Il fusto è eretto, glabro con delle leggere striature. Le foglie nascono tutte dal bulbo, sono lineari e di consistenza carnosa. I fiori solitari campanulati, sono penduli e di colore bianco. Frutti ovoidali, contenenti semi di colore nero.
Fiorisce da gennaio-febbraio.
La pianta è tossica. In particolare il suo bulbo.
I bulbi di piccole dimensioni vanno posti a dimora ravvicinati e non troppo profondi nel terreno; prediligono posizioni luminose, ma non in pieno sole. Sono piante da sottobosco e generalmente è preferibile posizionare i bulbi ai piedi di alberi a foglie caduche. I bucaneve tendono a produrre con facilità dei bulbilli che nel corso degli anni generano ampie colonie di piante.
Propagazione anche per seme, o per divisione di bulbilli.
Aglio monobulbo
gennaio 6th, 2012 § 16 commenti
nella calza della Befana (*)…
aglio monobulbo cinese.
E’ la stessa pianta erbacea di origine asiatica Allium sativum (aglio comune) che tutti noi conosciamo, ma coltivato con metodi differenti nella zona montuosa del sud della Cina. Un originale e allettante packaging ecosostenibile a cestino intrecciato creato con i gambi dell’aglio contiene questo curioso prodotto orticolo.
l’aglio per il giardino…
sotterrato ai piedi di un roseto previene ed aiuta la lotta contro alcuni parsassiti.
Come fungicida e contro gli afidi si può preparare un infuso di 10 spicchi di aglio comune tritato (ca 80gr ) macerato per due giorni in 10lt di acqua.
e per il giardiniere…
E’ bene avere sempre nella tasca del grembiule uno o due spicchi freschi di aglio. Una qualsiasi lieve ferita da taglio può essere efficacemente disinfettata passandovi sopra uno spicchio appena tagliato. Il suo succo infatti è un potente antisettico e battericida. E’ usato anche come ottimo rimedio per alleviare il fastidio delle punture di insetti.
(*) mi sorge un dubbio… sarò forse stata cattiva?
un giardino mediterraneo
aprile 21st, 2011 § 4 commenti
un giardino vista mare…
è quello, già precedentemente accennato, che un amico negli anni ha creato a due passi dalla costa ligure ed immerso nel pieno dell’esuberanza della macchia mediterranea.
Se il giardino nasce come luogo dove poter stare bene, trovare serenità e dare felicità a chi ha la fortuna di esservi ospitato, il giardino di P. riesce in pieno in questo intento. Tutto attorno profumi e colori intensi di arbusti plasmati dal vento, dall’aridità, dalla salsedine. Sopravvivenza quasi estrema in un luogo soggetto in passato, anche al passaggio del fuoco dove sono presenti tipologie precise di piante che possono ricorrere alla rigenerazione vegetativa della parte aerea, quali Arbutus unedo, brugo o Erica arborea (Calluna vulgaris) , Myrtus communis, Pistacia lentiscus, Smilax aspera, nonchè il genere Quercus, o alla germinazione da seme come i tanti cisti e le ginestre. Contornano il tutto vivacissimi Centranthus ruber.
Il giardiniere di questo luogo già dotato di una così naturale bellezza, ha saputo ad essa aggiungere fascino con una moltitudine di rose antiche, botaniche ed in prevalenza rugose.
Difficile ad una richiesta di aiuto del proprietario, apportare ulteriore bellezza senza togliere spontaneità, qualche pennellata di grigi argento ( Helicrisum Italicum, Artemisia absinthium, Stachys lanata, Santolina chamaecyparissus) qualche fioritura a inizio primavera con le bulbose ( Narcissus poeticus, Tulipani Angelique) e con Iris pallida e in autunno Aster (Aster cordifolius Little Carlow, Aster ericoides) e qualche Hydrangea quercifolia a regalare calde colorazioni.
variazioni sul tema
marzo 28th, 2011 § 8 commenti
Narcisi freschi,
nella varietà Ice follies noto per la sua precocità, la corona inizialmente gialla, diviene bianca. Molto prolifico.
Dopo aver goduto della loro bellezza in piena terra, li ho colti tagliando con una lama affilata i loro gambi, e ne ho fatto un mazzetto da portare in casa.
Gli effimeri fiori del narciso sono destinati presto ad appassire.
Sono altrettanto belli secchi quanto freschi…
Lasciamoli seccare nel loro vaso con poca acqua, conservano ugualmente fascino e parte del colore, prolunghiamo così il piacere della loro compagnia.
Intrecciamoli ad una coroncina di rami secchi di Clematis vitalba, proveniente dalle potature di pulizia di inizio inverno.
bentornati tulipani!
marzo 10th, 2011 § 8 commenti
Finalmente dopo tante giornate di cattivo tempo
qualche giorno fa il sole ha fatto capolino e se anche la temperatura non era delle più tiepide sono riuscita ad andare nel mio bosco-giardino.
La neve quest’anno è scesa poche volte ma abbondantemente e fino al disgelo, il tratto di strada sterrata che conduce a casa non permette l’accesso.
Avevo voglia di rivedere le mie piante abbandonate al lungo inverno, scoprire nuove nascite e vedere quali non erano riuscite a superarlo. Armata di cesoie, setaccio e rastrello per ore ho gironzolato felice presa da un lavorio frenetico. Tutto sommato è andata piuttosto bene…
Come al solito mi ostino a voler far crescere il rosmarino, banalissimo Rosmarinus officinalis alla base di un vecchio castagno che un poco lo ripara ma evidentemente non abbastanza. Dovrei arrendermi e metterlo in posizione ancor più riparata sotto al muro di casa esposto a sud ma sotto al castagno esteticamente sta meglio!
Vicino a lui, un po’ stentato ma salvo, il più resistente (-12°) Majorca Pink acquistato da Fiorella del Vivaio Il Bolfone. Ormai da quattro anni mi fa compagnia con la sua bella fioritura rosa e il suo elegante portamento. Come tante altre piante anche lui in inverno mette il “cappotto”, siamo in Liguria ma nell’entroterra, a 420 mt di altitudine dal mare. Estati calde ed inverni freddi con punte di gelo prolungate.
Una bella sorpresa è stato scoprire i giovani germogli dei tulipani Triumph messi a dimora lo scorso anno, vicino a due rose antiche provenienti dal giardino-vivaio di Anna Pejron, la bellissima R. alba ‘Great Maiden’s Blush’ e la pimpinellifolia rifiorente ‘Stanwell Perpetual’. Per mancanza di tempo e poca voglia di far fatica non mi dedico diligentemente alla pratica di interrare e, a stagione finita, dissotterrare i miei bulbi. Lascio fare alla natura e tra le foglie del Castagno (Castanea sativa) e quelle del Carpino (Carpinus betulus), i vigorosi e turgidi germogli di tulipano si sono ritagliati prepotentemente spazio. Sono in attesa della loro fioritura che spero possa essere abbondante e bellissima come quella dello scorso anno.
Per assicurare il ripetersi delle fioriture del tulipano negli anni, è consigliabile apportare nutrimento in autunno con concime a lenta cessione o letame maturo, o in primavera con poco concime azotato a rilascio rapido.
Come per tutte le bulbose, recidere il fiore appassito per evitare di farlo andare in semenza e attendere il completo dissecamento della parte aerea prima di tagliarla alla base.
fiori, arte e colori 2
marzo 3rd, 2011 § 7 commenti
Anticipo di primavera
come tante altre bulbose il narciso comincia a fare capolino nei nostri giardini e in forma spontanea, nelle radure dei boschi o nelle praterie montane. Nella mia regione, la Liguria, nel mese di maggio se ne può ammirare spettacolare fioritura a Pian della Cavalla in un’area protetta del Parco del Monte Antola, una delle zone più belle e suggestive dell’Appennino e dell’entroterra ligure.
Ad introdurre il mese di marzo, un dipinto di Daniela Trabucco. La varietà ritratta è Narcissus Tibet, frutto del lavoro di ricerca di un ibridatore irlandese nel periodo della seconda guerra mondiale. Precoce nella fioritura, presenta un alto stelo su cui si ergono grandissimi e candidi fiori profumati.
Daniela Trabucco vive e lavora a Genova, aboutgarden aveva inaugurato il nuovo anno con una sua raffinata rappresentazione pittorica. Ritratti e amati dall’artista sono soprattutto i fiori, prima immortalati in fotografie spesso riprese presso un magico giardino sulle alture genovesi creato da un’ amica scultrice. Tavole in legno trattato o tele di recupero sono poi il supporto delle immagini tradotte pittoricamente.

Su una base che prevede uso di pigmenti, leganti e colle naturali, Daniela crea con lievi tratti le sue opere utilizzando tecnica mista di acrilico con velature di acquerello. La tavola lignea che ospita gli splendidi Narcissus è stata trattata con un fondo di indaco naturale.
L’indaco é estratto da Indigofera tintoria. Pianta ad arbusto della famiglia delle Fabacee, può essere annuale, biennale o perenne, a seconda del clima in cui è cresciuta. Ha foglie verde chiaro pennate e fasci di fiori rosa o viola. Cresce spontanea in India, a Giava e in Cina e dalla quale si ricava, tramite particolari trattamenti, una sostanza colorante azzurra, molto solida.
Fino al 1500 in Europa si estraeva l’indaco dal guado o Isatis tinctoria. La concorrenza sul mercato con il nuovo colore proveniente dalle indie ne fece presto perdere la necessità di coltivazione.
fiori, arte e colori
gennaio 3rd, 2011 § 10 commenti
Un fiore apre il nuovo anno.

Controversa l’appartenenza familiare Amaryllis o Hippeastrum? Come suggerisce Ippolito Pizzetti nella sua enciclopedia dei Fiori e Giardino,
” I giardinieri in genere continuano a chiamare Amaryllis i loro Hippeastrum, la tendenza più comune in Europa è quella di riferire il nome di Amaryllis alla pianta bulbosa rustica originaria del Sudafrica ossia Ammaryllis belladonna, e di usare invece il nome di Hippeastrum per le bulbose da serra, a fioritura invernale, originarie del Sudamerica”.
In generale le due famiglie vengono distinte per i fiori in numero maggiore e di minore dimensione negli Amaryllis.
In questo periodo dell’anno, la maestosa e fiera bellezza della fioritura dell’Hippeastrum, spesso impreziosisce le nostre case. Di facile coltivazione in vaso, è sottoposto alla forzatura della fioritura che altrimenti avverrebbe in primavera.
E’ stato scelto nella varietà Picotee dall’artista Daniela Trabucco come soggetto di un suo raffinato dipinto, il primo che aboutgarden dal 2011 ospiterà come spunto per parlare di fiori, arte e tecniche pittoriche naturali.
La formazione di Daniela Trabucco è passata dagli atelier di restauro, dai quali ha affinato le tecniche di preparazione del fondo delle tavole lignee o il gusto per l’uso delle tele di recupero provenienti da vecchie foderature, che utilizza con tutti i segni del loro passato: residui di colla, macchie di umidità, piccole annotazioni, strappi.
Il suo Hippeastrum Picotee è stato dipinto su tela con tecnica mista usando pigmenti naturali legati con colla e rifinito ad acquerello.
Una velatura di lacca di robbia rifinisce i candidi petali.
Ecco il pretesto per parlare delle tinture naturali di origine vegetale che come sosteneva Rudolf Steiner sono assai più luminosi in quanto le stesse piante possiedono un “aura luminosa” ed i colori che da queste derivano sono “pieni di luce”.
La robbia è una delle piante tintorie più antiche e più famose per la produzione del rosso chiamato anche garanza dei tintori.

La Rubia tinctorum è una perenne appartenente alla famiglia delle Rubiacee, molto comune in tutta Europa.
Pianta rizomatosa strisciante lunga fino a 1,5 m. Il fiore è bianco-giallo ed il frutto è una bacca rosso-rosa e giunge nerastra a maturazione.
Dal fusto dipartono gruppi da quattro a-sei foglie a verticillo la cui pagina inferiore è appiccicosa e ruvida.
Dalle radici essiccate della Rubia tinctorum ricaviamo l’alizarina.









