verdincontri

21 febbraio 2011 § 8 commenti

Qualche giorno fa Clemence Chupin
del giardino-vivaio di Ciancavaré mi ha telefonato invitandomi ad un incontro verde. La tematica che avrebbe trattato come relatrice dell’evento, era la conduzione di un vivaio nel rispetto della natura.

Non ho saputo rifiutare e ieri pomeriggio ci siamo date appuntamento per dirigerci presso il Convento dei Cappuccini a Caraglio, luogo dell’incontro con tanti appassionati facenti parte dell’associazione “Compagnia del giardino”.

Ho potuto conoscere e dare un volto a Lara, con la quale da qualche tempo scambiamo interessanti commenti sui relativi blog, con Fabio, suo compagno di lavoro e di avventura, e con Fabrizio, tre ragazzi che hanno con passione costituito l’associazione e seguito dall’edizione dello scorso anno l’organizzazione di FLORA, la mostra mercato vivaistica del Parco del Roccolo a Busca (Cn).Un attento pubblico di circa 40 persone ha ascoltato con interesse e partecipazione tutte le esperienze di Clemence. Dalla nascita del vivaio al metodo di coltivazione messo a punto negli anni che si serve di microorganismi presenti in natura e “addomesticati” con tecniche particolari.

Foto, libri, piante ed assaggi di terre e microorganismi sono stati i soggetti trattati nell’incontro. Clemence con grande entusiasmo ha condiviso le sue conoscenze suscitando curiosità per argomenti ancora poco conosciuti.
Gli EM (abbreviazione di Micorganismi Effettivi) infatti sono molto adoperati, e non solo in agricoltura, all’estero. Sono presenti nella varie fasi lavorative del suo vivaio, in forma liquida concorrono ad una naturale fertilizzazione, in polvere già dalla nascita della pianta, sia da talea che da seme ne facilitano l’attecchimento e la ripresa vegetativa. Clemence ha potuto constatarne la validità nella percentuale di successo di tale pratica.

Ha più volte sottolineato l’importanza della natura che ci circonda e la volontà di preservare la biodiversità delle specie autoctone cercando di coltivare le piante locali. Con il suo vivaio sta collaborando con il C.R.A. (Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura) di Sanremo al progetto AROMA, sulle piante aromatiche della macchia mediterranea. Sanguisorba minor, Achillea millefolium, Plantago lanceolata, Daucus carota, Nigella damascena, Alliaria petiolata, sono le piante eduli selezionate che a seguito di sperimentazione in vivaio saranno introdotte sulle tavole dei ristoratori.

Piante sane e forti sono il risultato delle pratiche di coltivazione biologica adottate e segno dell’impegno e del rispetto verso la natura; per Clemence e la sua famiglia, filosofia di  vita quotidiana. Il vivaio partecipa alle maggiori mostre mercato vivaistiche in Liguria e ad alcune in Piemonte. Il primo appuntamento sarà in Francia il 26 – 27 Marzo  2011 a Sophia Antipolis.

orti sinergici

9 dicembre 2010 § 8 commenti

Malgrado le avverse condizioni metereologiche,
un gruppo di circa 50 persone si è ritrovato la scorsa domenica pomeriggio, nella valle della Vesima per conoscere da vicino il primo nucleo di orti sinergici di Terra Onlus – Genova.
Sotto la pioggia abbiamo con attenzione ascoltato Francesca Bottero che dal 2002 sperimenta con successo in queste terre il metodo di coltura elaborato a partire dagli anni ’80 dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip (1938-2003) adattando i principi dell’agricoltura naturale del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008).

L’orto è gestito dalla comunità di Vesima e sorge su terreni agricoli in stato di abbandono dagli anni 80′, di appartenenza del Marchese Cattaneo Adorno. Produce ortaggi per la stessa comunità venduti al pubblico, nel rispetto inoltre della filiera corta, presso il mercatino settimanale del sabato mattina.
Salendo verso la nostra destinazione, abbiamo dato il cambio ad un gruppo di 25 studenti giapponesi!

L’agricoltura sinergica si basa fondamentalmente su 4 principi :

  1. Assenza d’aratura o di qualsiasi altro tipo di disturbo del suolo: il suolo si lavora da solo attraverso la penetrazione delle radici dei vegetali e l’attività di microrganismi, lombrichi, insetti e piccoli animali.
  2. Non compattare la terra calpestandola per mantenerne la naturale ossigenazione.Si prepareranno quindi delle superfici coltivabili sotto forma di bancali (aiuole).
  3. Fertilizzazione continua naturale del suolo tramite una copertura organica permanente (paglia).Le erbacce non vanno eliminate ma controllate attraverso consociazioni vegetali, pacciamatura e asportazione manuale.
  4. Coltivazione di specie annuali in associazione con varietà complementari, devono essere presenti 3 diverse famiglie: leguminose, liliacee e gli ortaggi. Piantare nei bordi e soprattutto alle estremità piante aromatiche e fiori (tagete, nasturzio, calendula …) poiché hanno un effetto equilibrante sugli insetti, allontano i parassiti degli ortaggi e svolgono una funzione antibatterica.
    Il pomeriggio si è concluso davanti ad una fumante tazza di thè….

incontri naturali…

25 novembre 2010 § Lascia un commento


tanto interesse hanno suscitato i post sui metodi di agricoltura naturale. Pubblico una mail ricevuta da parte di Daniela ed Hartmuth  Azienda Agricola Bagnis, che ho subito inviato a  Philippe Lemoussu/AVEBRF .
Voglio condividere in rete anche il suo commento.


Ciao Simonetta,

vogliamo innanzitutto ringraziarti per l’interessante notizia di tecnica colturale (BRF).
Come hai potuto vedere da noi usiamo il biotrituratore già da sempre e abbiamo anche consigliato caldamente l’acquisto e l’utilizzo.
Anche con un piccolo biotrituratore che richiede una spesa di poche centinaia di Euro, si possono ottenere ottimi risultati non solo per produrre cippato di ramaglie, ma anche per triturare tutti gli scarti vegetali dell’orto e giardino.
Secondo la nostra esperienza è meglio miscelare al cippato di ramaglie anche il triturato degli scarti vegetali, in quanto quest’ultimo è meno legnoso e si decompone prima e rilascia azoto per la decomposizione del cippato.
Esattamente in terreni come i nostri il solo cippato  si decompone troppo lentamente in quanto terreni poveri non hanno azoto sufficiente per la decomposizione.
Nei nostri terreni il complesso humus non rimane stabile e si disfa di nuovo facilmente con il risultato che rimane sempre uno strato molto fine di humus. Questo problema deriva dal fatto che nei nostri terreni manca argilla per formare il complesso argilla-humus che rimane stabile.
Per terreni come i nostri poveri di argilla (molto sabbioso) si può intervenire in due modi:
– Spandere argilla (bentonite) su tutto il terreno e fresare.
Metodo ampiamente usato in agricoltura da noi sconsigliato per l’uso di macchinari di certe dimensioni che distruggono la struttura superficiale del terreno, e anche perchè c’è il rischio che in mancanza di sufficiente sostanza organica nel terreno l’argilla venga dilavata dalle prossime piogge.
-utilizzare una parte del triturato per formare cumuli e compostare insieme a stati di argilla e lasciare maturare finché si ottiene humus.
Distribuire poi sul terreno uno strato di questo composto maturo e piantare i vegetali direttamente in questo strato. In estate si usano frasche leggere per pacciamare, mentre in autunno, a questo punto si può usare il cippato. In questo modo l’argilla può stabilizzare l’humus che si formerà durante l’inverno.
Per noi tutte le tecniche colturali naturali (e non solo) sono fonte di arricchimento della conoscenza dei processi naturali e fonte di dialogo.
Secondo le nostre esperienze non esiste una tecnica valida per tutti e per tutti i terreni per questo è molto importante conoscere tutte le tecniche e creare sinergie nell’ottica dell’ambiente in cui viene applicato.
Quindi perché non organizziamo una serata a tema in zona?
Noi siamo molto interessati ed abbiamo un’esperienza che vogliamo divulgare. Visto che anche tu sei molto sensibile verso questi argomenti, sarebbe l’occasione buona per fare qualcosa insieme.

A presto

Hartmuth e Daniela

Ho letto attentamente la mail dei suoi amici.
Mi piace molto lo spirito tecnico/pragmatico. La loro esperienza, evidentemente di diversi anni, mi sembra interessante perché corrisponde in parte anche alla situazione dei miei terreni.
Tempo fa avevo la presunzione di essere tra i primi ad introdurre la tecnica del cippato di ramaglie fresche in Italia, poi ho scoperto che sono numerose le persone che la praticavano già.
A questo punto tutto diventa più dinamico e anche interessante
Sono certamente disponibile per un incontro “colturale”.
Come lo vedrebbe ?

Cordialmente

Philippe

Si prospetta un incontro molto stimolante. Cosa ne pensate, proviamo a farlo?


vivaio al naturale

22 novembre 2010 § 6 commenti

Ai primi di novembre
ho fatto visita a Clémence Chupin nel suo Giardino-Vivaio di Ciancavarè.

Uscita ad Imperia-est mi sono avventurata nell’entroterra che in questo periodo riserva magnifiche sfumature di colori, le fasce ornate come da pizzi verdi con le reti per la raccolta dei frutti, ogni tornante nasconde una sorpresa. Al margine di un bosco di querce si presenta infine il Giardino-Vivaio di Ciancavarè. Precede a farmi festa Lana, la cagnolina di casa, mamma da pochi giorni.

La giornata si prospetta da subito nel migliore dei modi, complice un sole ancora caldo che ci ha permesso di chiacchierare nelle fasce del giardino fino a pomeriggio tardi.

Clémence con passione mi ha guidata nel suo vivaio raccontando come spesso ogni pianta da lei coltivata abbia una storia di particolare “donazione”, da quelle regalate da Libereso Guglielmi alle ultime arrivate dopo un convegno in Francia sulle piante mediterranee al quale era stata invitata. Tutto ha avuto inizio qualche anno fa con l’eredità lasciata a Ciancavarè dalla precedente abitante, poi diventata sua amica, una signora tedesca amante del verde. Nel tempo le piante del vivaio sono arrivate a contare più di 150 specie originarie prevalentemente della macchia mediterranea. Particolari piante officinali, aromatiche, culinarie,  profumate ed una collezione di salvie, tutto nel rispetto e salvaguardia della biodiversità.

Nel vivaio si coltiva solo con tecniche naturali rispettose dell’ambiente. Clèmance ha adottato un metodo di vita sano e naturale non solo per il vivaio.

Mi aveva in precedenza incuriosita raccontandomi qualcosa a proposito dei microrganismi effettivi. Avendo tutta una giornata a disposizione mi sono fatta spiegare nei dettagli il metodo di coltivazione da lei applicato.

I microrganismi sono i più piccoli esseri viventi, sono batteri, lieviti, funghi, alghe, composti da una o più cellule e costituiscono le basi dell’origine della vita sul nostro pianeta,  hanno trasformato l’atmosfera primordiale  satura di gas metano, di anidride carbonica, di ammoniaca contribuendo alla formazione di un ambiente adatto alla nascita e propagazione delle primarie forme vitali.

L’applicazione di EM (abbreviazione di Micorganismi Effettivi) aiuta il processo di antiossidazione e di  rigenerazione, migliorando qualità e vigorosità di ogni sistema biologico. In agricoltura in particolare riportano fertilità alla terra e favoriscono ottimo raccolto e crescita di piante forti e sane. Clèmence ottiene e coltiva con un particolare metodo di “distillazione” i microorganismi che aiutano le sue piante già nella primissima fase di attecchimento sia essa da talea che da seme. Le piante così cresciute e all’aperto in un clima che comunque risente delle temperature più rigide dell’entroterra sono testate inoltre per diverse fasce climatiche.

Ovviamente a fine giornata sono tornata a casa con prezioso carico di piante, la scelta è finita su alcune varietà di Salvia chamaedryoides dal bellissimo fiore azzurro che già avevano in vivaio passato alcuni inverni anche sotto la neve e un cuscinetto di Santolina viridis. Attenderò ormai la prossima primavera per metterle a dimora a qualche chilometro da Ciancavarè, nel mio bosco-giardino.

Sotto al braccio anche un libro di approfondimento “Guida pratica ai microrganismi effettivi” e una bottiglietta contenente preziosissimi EM.

la grelinette

9 novembre 2010 § 3 commenti

Potrebbe tranquillamente entrare tra gli oggetti misteriosi della rubrica di qualche settimanale enigmistico.
Qualcuno forse l’ha riconosciuta dal disegno del post precedente.
In Italia non è molto nota ma in Francia se ne fa largo uso in agricoltura biologica.
Alcuni la chiamano bio-forca ma la vera grelinette deriva dal nome di Monsieur André Grelin che per primo circa 40 anni fa ha ne depositato il brevetto, è un attrezzo agricolo che ha il grande vantaggio di areare e deframmentare il terreno senza sconvolgerne gli strati. Nell’ultimo strato del terreno vivono  batteri, funghi, creature viventi microscopiche e piccoli insetti che contribuiscono a creare la fertilità del nostro  suolo, sono aerobici e hanno bisogno di ossigeno e di umidità per decomporre la materia organica e trasformarla in prezioso humus. Indispensabile per chi osserva metodi di coltivazione biologici quali BRF. Con la grelinette preserviamo l’ecosistema e la nostra schiena, ridiamo morbidezza al terreno con semplici gesti senza rompere gli aridi strati inferiori, e’ adatta anche alle donne in quanto non ha bisogno di grande forza fisica. Si penetra il terreno con i denti dell’attrezzo facendo su di esso una lieve pressione con il piede, si muove poi in avanti ed indietro in modo da allentare le zolle e renderle morbide.

La grelinette è utilizzata su qualsiasi terreno, si sceglie il numero dei denti in base al tipo di suolo:
5 denti terreni morbidi o sabbiosi
3 denti per quelli duri, argilla compatta.
In grado di adattarsi a tutto la 4 denti!

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credits  http://grelinette.ifrance.com/



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